Un dialogo tra voce e suoni che racconta Le città invisibili di Italo Calvino. La voce di Matteo Caccia da una parte, la mappa sonora di Davide Dileo – in arte Boosta – dall’altra.
Le città invisibili è il dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan: il viaggiatore veneziano racconta al vecchio imperatore tartaro le città che ha visitato nel suo sterminato impero, e ogni città è in realtà un piccolo trattato in forma di racconto – sulla memoria, sul desiderio, sui segni, sugli scambi, sugli occhi, sui nomi, sui morti, sul cielo. Nella sala delle OGR parole e suoni dialogano tra loro per rievocare quei luoghi inesistenti ma ambiti, imperfetti ma desiderati.
«Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio», scriveva Calvino nel 1983 – la stessa materia, in fondo, di cui è fatta una biblioteca.
Uno spettacolo da guardare o forse solo ascoltare.
Così come le città raccontate a Kublai Khan sono invisibili eppure esistono nel suo racconto, allo stesso modo le città inudibili non esistono, ma grazie all’ascolto, prendono forma e vita.